Brevi interviste con uomini schifosi

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di David Foster Wallace

[…] e X confessa a Y di aver cominciato, durante quelle visite al capezzale del vecchio coglione incontinente, a fare silenziosamente il tifo per il tumore, brindando mentalmente alla sua salute e desiderando che continui la sua crescita metastasica, e di aver segretamente cominciato a considerare quelle visite come rituali di commiserazione e sostegno verso il tumore maligno nel ponte di Varolio del vecchio, si è così, mentre alla povera moglie X lascia credere di essere lì al suo fianco perché compassionevolmente partecipe della preoccupazione per il vecchio […]

3d. Intrusione del narr., mostra Jeni Roberts [stesso tono secco di parr.# 3-4 di “M.A.(I)” p.to3]: Seguendo la Probe verde bottiglia di F.L., è solo che “…capì che non era necessario”. Capisce di aver avuto un’epifania che le ha cambiato la vita, è diventata “…donna oltre che moglie” ecc. ecc.
3d(I). J. da qui indicata dal narr. come “Sig.ra Jeni Orzolek Roberts”; il mar. come “Masturbatore Segreto Coatto”.

Sembrava che non se ne accorgesse nessuno. Lui. Un disturbo caratteriale di fondo. L’assenza di qualunque cosa intendiamo con “umano”. Una psicosi che nessuno osa diagnosticare. Nessuno lo dice – che ti tocca vivere per uno psicotico e servirlo. Nessuno accenna all’abuso di potere […] ma il modo come fin dall’inizio il suo occhio – l’occhio destro di mio figlio – sporgeva, impercettibilmente, è vero, appena più del sinistro, e batteva in modo tremolante e rapidissimo, come lo scoppiettio di un circuito difettoso […] ogni cosa doveva essere sua, quell’occhio tradiva il… c’era un trionfo in quell’occhio, un’esultanza vitrea. Il termine pediatrico era “esoftalmico”, innocuo dicono, correggibile col tempo. A mia moglie non ho mai detto quello che sapevo: incorreggibile, un segno non casuale. Era quello l’occhio da guardare, dentro, se volevi vedere quello che nessun altro voleva vedere o ammettere. L’unica falla nella maschera. […] Un bambino cagionevole, debole e bianco formaggio, cronicamente congestionato. Le piaghe in suppurazione della sua impetigine cronica, le croste. Le infezioni scoppiate. “Suppurazione”: termine che significa grondare. Mio figlio grondava, essudava, si squamava, suppurava, sbavava da ogni parte. E a chi ne parli? Spesso dovevo guardare dall’altra parte, correre fuori […] quando gli veniva negata o rinviata qualche gratificazione. Era kafkiano – venivi punito per il fatto di proteggerlo da se stesso. […] “troppa eccitazione, troppo stanco, nervoso, febbricitante, deve stare a letto, è solo frustrazione, soltanto una giornata pesante” – la litania di scuse che lei imbastiva. […] Alla fine della giornata mi faceva male la faccia per come ero costretto a controllarla.

– Io faccio ruotare oggetti tridimensionali. Con la mente.
– Ho questo talento, io, – dice Yang, pettinandosi la frangia con quattro dita. – Chiudo gli occhi e creo l’immagine di un oggetto in tutti i suoi particolari. Da tutte le angolazioni. Poi lo faccio ruotare.
– Riesco anche a vedere la trama e le imperfezioni e i giochi di luci e ombre sugli oggetti che faccio ruotare, – dice Yang. Fa piccoli gesti con la mano che non sembrano avere un significato particolare

all’università dove uno si espone per la prima volta alle tassonomie sociali noi li chiamavamo Mangia Macrobiotico o semplicemente Macrobiotici, termini che includono sandali prototipici, fibre grezze, arcani scemi, incontinenza emotiva, sgargianti capelli lunghi, estrema liberalità sulle questioni sociali, sostegno finanziario da parte dei genitori che loro trattano a pesci in faccia, piedi scalzi, religioni di importazione, un vocabolario melenso di un certo tipo stereotipato, tutto quanto lo scontato frasario post-Hippie a base di pace e amore che im… […] seduta a gambe incrociate con aria meditabonda fra le coperte smantellate e fuma Merit ultralight da cui continua a togliere il filtro perché secondo lei è pieno di additivi e pericoloso – pericoloso mentre se ne sta lì a fumare a ripetizione, una cosa così sfacciatamente irrazionale che non riuscivo nemmeno […]

[…] nella Sala di Psicodramma per Piccoli Gruppi durante il Weekend di Ritiro per una TEIBT (Terapia Esperenziale Incentrata sul Bambino che c’è in Te), gli altri membri del suo piccolo gruppo avevano interpretato il ruolo dei genitori della persona depressa e di altre persone significative per i genitori compresi gli avvocati e miriadi di altre figure emotivamente tossiche legate all’infanzia della persona depressa e, nella fase cruciale dell’esercizio di psicodramma, avevano lentamente circondato la persona depressa, stringendosi e accalcandosi sempre più intorno a lei e impedendole di scappare o evitarlo o minimizzare, e aveva (cioè il piccolo gruppo aveva) recitato delle battute pre-scritte tese a evocare e risvegliare il trauma bloccato, che quasi immediatamente aveva travolto la persona depressa in un’ondata di angosciosi ricordi emotivi e in un trauma sepolto da tempo col risultato di fare emergere il Bambino che c’era dentro la persona depressa […]

[…] in quella fase dell’elaborazione del lutto per la morte della terapeuta avvenuta forse per sua (cioè della terapeuta) mano, le sensazioni di perdita e abbandono della persona depressa erano diventate così intense e schiaccianti e avevano così completamente scavalcato tutti i suoi meccanismi residuali di autodifesa che, per esempio, quando una qualche amica interurbana che la persona depressa aveva contattato alla fine confessava che lei (cioè l’amica) era terribilmente desolata ma non c’era modo di evitarlo doveva assolutamente riattaccare e tornare alle esigenze della sua piena, vibrante vita non depressa […]

Lei è, pensa lui, il genere di donna che si terrebbe i tacchi se lui glielo chiedesse. Anche se non se li fosse mai tenuti prima, gli rivolgerebbe un indecifrabile sorriso d’intesa, pagina 18.



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