Primer


di Shane Carruth, con $7000

Un film low-budget, di fantascienza, con parecchie ottime idee, e realizzate anche piuttosto bene. In particolare, viene introdotto un tipo di viaggio nel tempo molto particolare, che può essere riassunto dal seguente schema:

La “macchina del tempo” viene scoperta per caso (come molte grandi invenzioni…) durante alcuni esperimenti sulla gravità, e ha la peculiarità di consentire di arrivare solo in un momento in cui essa era già accesa. Pertanto:

  1. si identificano due punti: A (momento di accensione), B (momento in cui si entra nella macchina)
  2. si può viaggiare solo nel passato (da B ad A)
  3. (si evince che) se si rimane all’interno della macchina senza mai uscirne, una volta arrivati “controtempo” in A, si comincia a riandare verso B; ossia si oscilla nel ciclo tra A e B (durante il film escono sempre nell’istante A – e sarebbe questa la differenza tra un essere umano e un orologio: l’umano può scegliere quando uscire) (?)
  4. è possibile introdurre meccanismi di failsafe utilizzando due macchine: una la si fa partire prima dell’altra, e si usa la seconda; in questo modo, se si sono fatti dei casini, si può ritornare sulla prima ed evitare di accendere la seconda
  5. è possibile introdurre una macchina dentro l’altra; ma qui proprio non ho capito.
  6. ci sono strani effetti collaterali che non vengono chiariti (o che non ho capito)
  7. la macchina non è single-use, ovvero è possibile effettuare varie iterazioni; questo fa perdere ogni possibilità di tenere traccia a mente di ciò che avviene alla seconda iterazione!
  8. (moltre altre cose che capirò quando rivedrò il film)

Un film piuttosto complicato da vedere. Purtroppo non è stato tradotto, e i dialoghi sono veramente complessi, tecnici e veloci. Con tutti questi presupposti è praticamente impossibile capirlo alla prima visione. In effetti è solo ad intuito che si capiscono alcune cose.



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