La grande rapina al treno

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di Michael Crichton

Un capolavoro assoluto. Il resoconto della “Grande rapina al treno” del 1855.

All’epoca di Adamo la velocità media di spostamento, se mai ad Adamo fosse venuto in mente di spostarsi, era di 7 chilometri all’ora; nel 1828, cioè quattromila anni dopo, era ancora di 16 chilometri, e c’erano uomini di senno e scientificamente preparati pronti a sostenere e decisi a dimostrare che non sarebbe mai stato materialmente possibile superare questa velocità, che nel 1850 è abitualmente di 65 chilometri all’ora e, volendo, di 110.

Ambientato nell’Inghilterra Vittoriana, descrive una grande rapina avvenuta a un carico d’oro su un treno inglese. La maggior parte del libro è incentrata sui minuziosi preparativi per il furto, che all’epoca potevano durare anche un anno.

– Pierce gli fa le domande, capite, ma non si mostra interessato, fa finta di essere un furlano qualunque o un saccolaro o magari anche un cercamorti, non s’interessa e non dà importanza, e questo perché non vuole che il sardina imbianchi che c’è in ballo un tarocco così togo. Ora il sardina doveva usmarlo, con tutto il da fare che c’eravamo dati per lui, e poteva sgriciarci ai ciclamini, facendoci su anche un bel po’ di grana, però col cavolo che ci arriva, se no mica farebbe il sardina; no?”

Parte centrale nella storia ce l’ha l’armatore, ossia colui che studia e organizza le strategie per il furto: tal Pierce dalla barba rossa. Con capacità sovrumane di gestire i problemi più intricati, e con l’aiuto del ferramenta Agar, e di biscia, cravattari, pischerle, pelanguille, loffie e soffia vari, riesce a portare avanti un piano incredibilmente complicato. Soltanto verso la fine Pierce sembra perdere qualche colpo, di fronte a problemi che più che difficili sembrano nuovi per l’epoca. Ma è sempre qui che il genio riesce a sdraiare tutti, senza neanche un piano, improvvisando, affidandosi a tutto ciò che rimane.

Si racconta che la prima reazione del signor Huddleston al cablogramma fu “una veemente e vigorosa imprecazione, provocata dalle tensioni del momento e dall’ora tarda”. Si dice inoltre che parlò a lungo della nazione francese, della cultura francese e delle abitudini igieniche personali della popolazione francese. Il signor Bradford, ancor più eloquente, si disse convinto dell’innaturale passione francese per i rapporti intimi con animali da cortile.

E alla fine, una delle conclusioni più teatrali e belle che abbia mai letto.

– Qual è stato l’argomento del suo colloquio con questo Barlow?
– Abbiamo parlato della mia evasione.
– Insomma, se non ho capito male, lei intende evadere con l’aiuto di quest’uomo?
– Preferirei che fosse una sorpresa.

“Uno sgarbato, spudorato, odioso e perfido furfante” lo definì l’Evening Standard.

…e la sorpresa sarà veramente una sorpresa, per tutti.

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2 Commenti a “La grande rapina al treno”

  1. mari scrive:

    Io invece il libro più bello che ho letto questo mese è stato Lettera di una sconosciuta, di Stefan Zweig. Quanto a capolavori non lo so. Capolavoro si definisce il personaggio tatuato di Don Brown. Dice: “Io sono un capolavoro”. Boh, se lo dice lui…

  2. LaLLa scrive:

    lo voglio! ora lo ordino

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