Sentieri ciclabili di Roma I

Non si conosce a fondo il concetto di fetore finché non si è fatto un giro in bicicletta per il “Parco Valle dell’Aniene“.

Si può partire dall’insegna “Sentiero Ciclabile” posta in uno scomodissimo snodo all’imbocco di Via Tiburtina; non c’è un sentiero in realtà: c’è solo il cartello. Con un po’ di forza di volontà si può comunque imboccare un sentiero immaginario e trovarsi immediatamente catapultati in un nuovo mondo, fatto di rottami, puzza di merda, puzza di Aniene (che è una sottile sfumatura della puzza di merda), rimasugli di vecchi accampamenti di zingari, gatto-topi, loschi figuri.

Dopo un po’, ci si perde. Lo spirito dell’esploratore fa trovare stradine, che diventano inevitabilmente zone private con strane persone intente a fare qualcosa (di abusivo, senz’altro), che osservano il povero ciclista fino a che non se ne va.

Ma dopo un altro po’, ci si può trovare in zone più verdi e fiorite, con bambini che giocano, persone che fanno picnic, vecchiette che camminano tranquillamente. Raggiunto questo punto, si comincia a pensare “forse il bello comincia qui”. E così si pedala speranzosi, in mezzo al verde e ai fiori, seguendo un sentiero che ora è decisamente un sentiero. Verde a destra, verde a sinistra, e terra scorrevole al centro, mi sono spiegato? Un sentiero.

Nel punto di massima speranza comincia tuttavia a farsi risentire sotto il naso, di nuovo, lei, la puzza di Aniene. Questa, dopo poche pedalate, comincia a sfumare progressivamente verso la puzza di merda purissima, concludendo quella che potremmo chiamare trasmigrazione attraverso Satori (meglio nota come Rigenerazione libera da ogni pensiero o Musoh Tensei) all’altezza della zona Vasche da Bagno. Si tratta di una zona parallela a via Nomentana, completamente ricoperta di escrementi defecati da animali imprecisati ma sicuramente giganteschi, e vasche da bagno ricolme di acqua lercia.

E’ a questo punto che si comincia a rimpiangere di non aver comprato i fighissimi parafanghi intravisti, ormai in vite precedenti, sugli scaffali di Decathlon. E’ a questo punto che si comincia a parlare da soli, a bestemmiare, a ridere, a dire ad alta voce parole tipo “muggiahrr” e “il mio regno per un paramerde“.

I primi segni di pioggia sono la scusa per tornare a casa. Non prima di una sosta alla terza fontanella (la prima funzionante), per dare una pulita alle ruote.

Foto volontariamente omesse.



2 Commenti a “Sentieri ciclabili di Roma I”

  1. Glowing Girl scrive:

    Grazie per la visita e per l’ironico e simpatico commento. =D

  2. Whisky scrive:

    Se vuoi raggiungere livelli di fetore che non hai toccato nella tua simpatica passeggiata vieni a pedalare in camera mia..

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