Il Colore della Magia

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Il Colore della Magia (The Colour of Magic)
Terry Pratchett

Era l’ottarino, il colore della magia. Era vivo risplendente vibrante ed era l’indiscusso pigmento dell’immaginazione perché, ovunque apparisse, stava a significare che la semplice materia era serva dei poteri della mente magica. Era l’incantamento stesso.

Quant’era che lo volevo leggere! E’ da quando sono piccolo che aleggia nella mia mente questo Discworld, Mondo Disco.

Discworld

Si poteva anche blaterare di logica pura e di come l’universo fosse governato dalla logica e dall’armonia dei numeri, ma la verità era che il disco stava chiaramente attraversando lo spazio sul dorso di una tartaruga gigante e che gli dei avevano l’abitudine di recarsi alle case degli atei a fracassarne le finestre.

Non farà ammazzare dalle risate, ma in questo primo “capitolo” (visto che è un libro…) ho già potuto vedere l’intessitura di tutto quello che è l’universo che Pratchett ha costruito.

Protagonista di questo libro è Scuotivento, un mago fallito che, con le sue disavventure, consentirà a un turista, al suo Bagaglio vivente (e al lettore) di esplorare alcuni strani posti del Mondo Disco. Mondo Disco è un mondo dominato dalle leggi della Magia e non della Fisica. Beh, anche dalla Fisica, ma in misura minore, e di solito sempre in modo svantaggioso per Scuotivento, sopratutto quando si tratta di precipitare.

Non mancano personaggi di ogni genere: dalla Morte agli eroi monosillabici, dai piccoli demoni che fanno funzionare le macchine fotografiche ai draghi fatti col pensiero.

– Tu? – disse incerto.
– Ahaha. Sì – rispose Scuotivento. – Hrun, non è vero? E’ un pezzo che non ti vedo. Cosa ti porta qui?
Hrun indicò il Bagaglio. – Quello. – Lo sforzo della conversazione sembrò esaurirlo.

Beh, continuerò a leggere il filone di Scuotivento e poi voglio proprio interessarmi alla Morte (che in questo libro perseguita sempre Scuotivento: egli è infatti un mago, anche se fallito, e la Morte in persona si occupa di portare via le anime dei maghi che stanno per morire).

Di solito si svegliava dal sonno con le caviglie sudate; quanto si sarebbe maggiormente preoccupato se avesse saputo che l’incubo non era causato dalla solita vertigine del mondo-disco. Invece era il ricordo di un evento del suo futuro così terrificante da generare ipertoni di paura lungo tutta la linea della sua vita.

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