Il Grande Contagio

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di Charles Eric Maine

E’ la storia di una quotidianissima pandemia virale. Un virus che si presenta in due forme isomeriche, dette AB e BA; la prima uccide, ed è portatrice di BA; la seconda non uccide e rende immuni all’AB, di cui è tuttavia portatrice sana.

Il nostro primo dovere è la vita stessa, la sopravvivenza.

Per x che tende alla popolazione mondiale, i sopravvissuti sarebbero, su questi presupposti, il 50% di x. Ma gli uomini non sono tutti uguali: la classe dirigente e politica, in un momento di crisi, come quello del dimezzamento indiscriminato, va discriminata, per necessità. Peccato che l’umanità, come massa, non è intelligente, non sa sopravvivere, come ad esempio sanno fare bene gli insetti. E la percentuale alla fine sarà molto minore.

Quando si tratta di sopravvivenza la solidarietà umana va a farsi benedire.

Clive Brant, dapprima il “vacuo”, è, alla fine, forse, l’unico vero essere umano. E cosa lo contraddistingue dagli altri, se non il non schierarsi in nessuna delle due fazioni esistenti? Perché è così umano? Perché è singolo, non una massa. Le masse di umani non sono umane.

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1 Commento a “Il Grande Contagio”

  1. Azzurrapensiero scrive:

    non so mica se lo leggerei…
    Poi mi viene l’ansia, sarà per questo che sto lavorando al mio secondo corto scemo!
    Kisses
    Azzurra

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