La genesi della specie

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Un’altra pappardella sui Neanderthal e gli universi paralleli… ma almeno stavolta è scritta da Robert J. Sawyer, e quindi è anche avvincente!

Adikor Huld aveva dimenticato cosa si provava durante gli Ultimi Cinque. Ne sentiva l’odore nell’aria, l’odore di tutte le donne. Mancava poco al loro ciclo, il cui inizio, che avrebbe coinciso con la luna nuova, segnava la fine degli Ultimi Cinque e del mese in corso, e l’inizio del successivo. E a giudicare dai feromoni presenti nell’aria, quel momento sarebbe presto giunto. Adikor sapeva bene che quei cambiamenti ormonali rendevano le donne piuttosto irascibili, e che quella era la ragione per cui i loro antenati, molto prima di quando avevano cominciato a numerare le generazioni, si trasferivano sulle colline durante quel periodo.

Gli argomenti sono triti e ritriti (esperimenti quantistici, traduttori simultanei, sdoppiamento degli universi, amori interracial, …) ma sono tutti affrontati con competenza e con una quasi disarmante normalità: tutta la storia è infatti immersa nella realtà cui siamo abituati, comprensiva di flame internettiani aventi come nocciolo i dubbi sull’autenticità del Neanderthal che, improvvisamente, si materializza in un laboratorio scientifico sotterraneo di una Terra popolata dagli homo sapiens sapiens. Un essere proveniente da un mondo parallelo in cui le cose, da un certo punto in poi, sono andate un po’ diversamente.

Pensa un po’ a cosa si potrebbe fare nell’ambito della ricerca dei minerali. Scommetto che hanno scoperto un mucchio di siti di minerali prezioni che noi non conosciamo, e viceversa. Tutto ciò che si trova allo stato naturale e che abbia più di alcune decine di migliaia di anni dovrebbe essere comune a entrambi i mondi, no?

– A che pensavate che servisse questo? – chiese battendosi l’indice sul mento.
– Be’, che fosse un mezzo per non sbavare. Le cavità della bocca sono così piccole che abbiamo presunto che avevate problemi per la fuoriuscita di saliva. Inoltre, i vostri cervelli sono più piccoli dei nostri, e, insomma, gli idioti sbavano spesso…

La storia è arricchita da molti spunti già visti altrove, anche su Star Trek (che viene più volte citato), ed è molto interessante la struttura sociale dei Neanderthal, imperniata sui periodi di ovulazione delle donne e sulla selezione.

La nostra legge ha focalizzato sui geni e non sulle persone. Oggigiorno, nella nostra società la criminalità è un fatto raro proprio perché il sistema giuridico ha individuato ciò che mandava avanti l’esistenza: non gli individui, né le circostanze, ma i geni. Abbiamo fatto in modo che la legge diventasse la migliore strategia di sopravvivenza dei geni.

Insomma di certo un passo avanti rispetto alle solite pappardelle neanderthaliane.

Proprio in quel momento squillò il telefono. Entrambi si voltarono a guardarlo. Di nuovo uno squillo. – Certo non per io – disse Ponter.

– Ponter, un’altra Coca cola?
– Si, grazie.
– Lo sai che quella roba contiene caffeina? Dà assuefazione.
– Non preoccuparti, ne bevo solo sette o otto lattine al giorno.

 

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3 Commenti a “La genesi della specie”

  1. Carlo Menzinger scrive:

    Non mi dire che è una storia ucronica, che immagina una divergenza nella preistoria,un po’ come Il Libro degli Ylané?
    Devo trovarlo assolutamente.

  2. Patrizio scrive:

    Diciamo di si, una divergenza che parte però circa 30.000 anni fa. I due universi (quello normale e quello alternativo), in più, coesistono, e la storia è sostanzialmente incentrata sul “crossover” di uno dei protagonisti da un universo all’altro.

  3. Francesco M. G. scrive:

    Lontano (2011)

    Lontani sono i mondi che noi attraverseremo senza saper
    bene dove l’inizio della nostra fine. Lontani, i mondi lassù,
    ma non scorderemo il fine. Noi, figli di Yaf-het, di colui
    che “prese dimora” a occidente, ora abitiamo sotto tende
    di Sem, sotto le ali della Sua chiesa. Se solo sapessimo
    del nostro passato per saper dove si volge il nostro passo!
    Che potremmo mai ricordarcene non senza confusione?
    Prosciugatesi antiche paludi, dal Mar Caspio giungemmo
    al Mar Nero di terre incognite, sospese come nel sogno:
    Hattilantis ne fu il nome, un’Atlantide di ceneri e lapilli
    che ebbe a che fare con l’isola di Creta e dove fu fondata
    la nostra Ilio. Ma i greci, antichi nemici di anatolici,
    non conobbero veramente i minoici: di essi sì, ne narrano
    alcuni miti, ma Minosse non era il diavolo. Esisteva,
    agli inizi, lo strano culto del serpente e lì dove l’aratro
    seminava primi indizi di civiltà direttamente nel solco
    della storia. Nei pressi di Eridu, antica città di Shumer,
    il Paese del Mare, si modellarono statuette ofidie, sotterra
    furono rinvenuti gli ossi di esseri giganteschi, i dinosauri,
    e l’Eden si collocava nel giardino di Guedinna, tra Umma
    e Lagash; ma l’essere a noi più ostile un Neanderthal
    come Lilith, allor quando Iddio rivestì l’uomo di pelli
    e il lanoso pachiderma tuonava. Accadde poi il Diluvio,
    e l’acque tumultuose dell’Eufrate inondarono il meridione
    e tutte le terre feconde che videro poi la gloria di un re:
    Ghilgamesh. Tra tutti i grandi che eressero megaliti
    orientandoli secondo le cose di Padre Cielo e che presero
    in moglie le figlie di una Madre Terra, anche l’Egitto,
    fondato da Narmer, emerse dall’acque come un obelisco,
    ai raggi del sole, ma più non vi regnava l’asiatico
    che abbozzò le piramidi e quella sfinge poi raffigurata
    nella Tavolozza del protofaraone, come immersa
    in petrose sabbie lungo le belle rive di papiro. E quelle
    genti che fecero il lavoro duro di erigerne i monumenti
    son coloro che il biblista chiama i Figli di Misraim.
    Ma Misraim non è Mis-Rê, l’Egitto dinastico non è
    il pre-dinastico Popolo del papiro! Oltre al geroglifico,
    lingua conosciuta di allora fu una sola, scritta da nazioni:
    il cuneiforme. E le sue parole, incise nella cruda argilla,
    si adattavano a ogni vulgata, come ci testimonia Ebla.
    Persino Mosè la conobbe, altrimenti come lo avrebbe
    inteso uno di Madian quando fuggì da corte? L’accàdico,
    ossia l’assiro-babilonese, era la lingua internazionale
    di cui acuti faraoni come Ekh-en-Aton si servirono
    in diplomazia e sempre in questa Nefertari, una moglie
    di Ramses, aveva ottimi rapporti con la consorte del re
    ittita, anni dopo quella di Qadesh. Qui perdere il filo
    del discorso è molto facile, visto che il Genesi biblico,
    tra tanti fatti mitologici, ci parla soltanto di una sola
    lingua conosciuta ai tempi delle prime ziqqurat sì alte
    come quella di Saqqara, ma nel labirinto di specchi
    che è la parola, il nome Arianna significava Colei
    che fu bella, poiché Ari significava avvenente e Ann
    era suffisso del passato remoto del verbo essere. A noi,
    pronipoti di un Noè di nome Deucalione, oggi dispersi
    in ogni dove sulla faccia delle terre emerse, dette impulso
    anche stirpe d’intrepidi Arii, che conquisero Hariyupeya,
    una Harappā dei Rig-Veda. Tutto giusto fin qui? Il canto
    mio è desolato, or più non siamo gli stessi di uno ieri,
    e dove ritroveremo le nostre radici per guardare anche
    alle verdi foglioline? Tutto è caduco, eracliteo “panta rei”
    colma ogni buco. Smemoreremo? Si è fatta oscurità, ora,
    sulla Terra, a causa di molte calamità l’Oriente soffre.
    Chi, senza peccato d’orgoglio, ci guiderà su vie d’eternità,
    a chi attingeremo vere perle di saggezza? Da coloro
    che ballano la samba sugli altari e ti adescano ragazzini?
    Vita, sinonimo di luce, ma molti preferiscono le tenebre
    alla vera lampada di un’umanità interiore, si prendono
    gioco del loro prossimo, perché adorano un vitello d’oro.
    Lontani sono i mondi che noi attraverseremo, lassù,
    senza saper bene dove l’inizio della nostra fine. Già
    ci si son spalancate le porte dell’universo, lo scrutiamo,
    e la polverosa luna è solo un sogno caro a romantici.
    Lontani, i mondi lassù, ma non scorderemo il fine
    che ci avrà spinto nell’oltre. E quel dì saremo come uno
    strenuo fior del deserto, e bello agli occhi del dio Logos.

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