Stelle che Bruciano

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Ho finalmente finito di leggere questa raccolta. Vari racconti ultranoiosi, e alcuni che non sono neanche di fantascienza, ma altri belli.

Sarà che i racconti di SF scritti da donne si riconoscono dalle prime 10 righe: protagonista femminile, ruoli centrali femminili, fiumi di parole per descrivere cose inutili, storia ai confini della fantascienza (quelli interni, che riportano al mondo reale… ma anche quelli esterni, che portano nel più assoluto nulla)… ma è la prima volta che mi capita di non finire uno dei racconti di una raccolta curata da Hartwell. Vabè.

Molto bella la prima storia, sergente Chip (di Bradley Denton). Divertente quella di mezzo (Un atto divino, di Jack McDevitt), sui classici “miniuniversi”… in cui si vede l’introduzione, in uno di essi, di 10 comandamenti un po’ rimodernizzati. Bella anche l’ultima (Le canzoni dell’autistica, di Brenda Cooper – una donna!), la storia di una brillante scienziata down che, studiando gli universi paralleli, o cercando se stessa negli universi paralleli, scopre che… scopre che ci sono, e che si possono contattare, ma che prorio lei, personalmente, non può.

Chi meglio di uno che vive in due mondi, per studiare le sdrucciolevoli interfacce fra gli universi?

Spunti molto originali in altri… nell’alternativa di Eckener (di James L. Cambias) si citano Bradbury e le farfalle calpestate nel paleozoico, ma si cerca solo di far sopravvivere i dirigibili agli anni ’40, perché, in definitiva, proprio molto belli; purtroppo alla fine sempre lì si dovrà andare a parare: bisogna eliminare Hitler!

In Supremo Babbeo (Matthew Hughes), si trova anche un po’ di magia, mentre in Ricchezza (di Robert Reed) si trova un’IA che ha proprio questo nome, Ricchezza, e non a caso. Non mancano le IA in altri racconti, in particolare nel noir Giorno di Installazione (di Glenn Grant).

Lui si mette comodo sul sedile e rimane perfettamente immobile. Era l’incarnazione stessa del concetto “questo posto è occupato”.

– Che ne hai fatto del tuo casco?
– Mi è caduto – disse.
E’ sempre importante avere qualcosa da dire quando si è confusi. – E’ rimbalzato? – chiesi.
Era come se stessimo parlando attraverso uno strato di sciroppo d’acero.



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