Incontro con Rama

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I ramani fanno tutte le cose a tre per volta.

“Rendezvous with Rama” è un bel romanzo di fantascienza hard, e senz’altro il più famoso di Clarke (2001 è a mio avviso maggiormente abbinato a Kubrick).
La storia evolve sui normali canoni della nave generazionale, del primo contatto e dell’esplorazione di mondi sconosciuti… con sostanziali variazioni. La nave generazionale non è umana, ma aliena, ed è per qualche motivo di passaggio nel sistema solare. E in questa nave, apparentemente, non c’è nessuno. E questa nave, battezzata Rama, è un intero mondo artificiale, attraccato al volo da esploratori terrestri, che tentano così di approfittare della breve permanenza dell’oggetto nel sistema solare per studiarlo.

La nostra fede ci insegna ad aspettare una visita dal cielo, anche se non ci dice che forma assumerà. La Bibbia ci offre qualche suggerimento. Se non è la Seconda Venuta può essere il Secondo Giudizio. La storia di Noè descrive il primo. Io credo che Rama sia un’arca cosmica venuta a salvare quelli che meritano di essere salvati.

Rama è cilindrica, e la gravità generata dalla rotazione intorno al suo asse centrale offre spunti per ambientazioni inimmaginabili: il cielo fondamentalmente non esiste, perché se si guarda in alto non si vede altro che la continuazione del paesaggio… che non può caderti in testa. E da qualsiasi punto si può vedere tutto il mondo: la curvatura interna del cilindro rivela, non nasconde, a differenza della curvatura esterna delle sfere, ossia dei normali pianeti. Il dettaglio più bello è forse il mare cilindrico, ossia un anello di acqua “aderente” ad una porzione della superficie interna del gigantesco cilindro.

Il libro potrebbe apparire asettico, scialbo, pieno di un susseguirsi di eventi e situazioni inutili o insensate se non si riesce a capire da subito la struttura dell’ambiente, perché questa influisce in modo sottile sui personaggi. Personaggi che comunque sono persone addestrate a vivere nello spazio, e quindi abituate alle stranezze. In particolar modo, per apprezzare a fondo l’opera, bisogna capire la differenza psicologica che può dare l’assenza di gravità in ambienti chiusi giganteschi, o ancora peggio la differente gravità in differenti punti; inoltre è importante farsi un’idea di come sono posizionate le scale che i protagonisti sono sempre costretti a scalare per la maggior parte degli spostamenti esplorativi, e cosa si intende quando si parla di “Polo Nord” e di “Polo Sud”. Se uno riesce a raffigurarsi nella mente quello che i personaggi vedono, il libro diventa un vero capolavoro.

Cos’è, in sostanza, questo libro? E’ l’esplorazione dell’ignoto, la ricerca di altri esseri viventi in un mondo che ha deciso di fare una toccata e fuga nel sistema solare. Sapendo da subito che alla fine dell’esplorazione le domande senza risposta saranno di più che all’inizio.

Stava acquistando quota, risalendo verso la punta dell’aculeo centrale, quando cominciò a provare una sensazione strana, un senso di premonizione misto a un vero e proprio disagio fisico e psicologico. Gli venne improvvisamente in mente una frase che aveva letto, e che ora non servì certo a sollevargli il morale: Qualcuno sta camminando sulla tua tomba.

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1 Commento a “Incontro con Rama”

  1. Se ne va anche l’ultimo dei “big three”: Arthur C. Clarke » Discarica · Patrizio Boschi scrive:

    […] film. Clarke ha scritto molti altri bellissimi romanzi di fantascienza hard, tra cui Incontro con Rama e i suoi seguiti, che ho recensito qualche tempo fa. Mi apprestavo giusto a leggere Rama […]

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