L’estinzione dei tecnosauri

Tecnosauri, artefatti ormai obsoleti e spesso ingombranti, o invenzioni che, pur avendone i numeri, non sono riuscite ad affermarsi. Ovvero, come dice il sottotitolo, “Storie di tecnologie che non ce l’hanno fatta”, di Nicola Nosengo.

Immagine di L' estinzione dei tecnosauri

Il dinosauro e il grammofono della copertina assomigliano terribilmente a uno stegosauro con un imbuto infilato al contrario in bocca (cit.), e questo forse è ciò che ha spinto Fry all’acquisto del libro che mi ha prestato.

Una delle cose che accomunano le tecnologie e gli esseri viventi è che, in entrambi i casi, le specie in via di estinzione ricevono un trattamento molto poco democratico. Alcune sono del tutto ignorate: nessuno versa una lacrima per l’estinzione di qualche specie di biscia, o per la scomparsa del telex. Altre sono difese a spada tratta come se da esse dipendessero le sorti del mondo intero: il panda, il vinile, o il Betamax.

L’analisi dei motivi per cui una tecnologia fallisce può risultare molto più interessante della comprensione delle motivazioni per cui invece altre vincono. Le tecnologie vincenti, come l’autore sottolinea, si assomigliano tutte, perché tutte devono rispettare un certo minimo comune multiplo di aspettativa, più o meno standard. Mentre per fallire basta un singolo, peculiare fattore.

Spero di non averti svegliato” dice chi chiama. “No, stavo solo rileggendo Sartre” risponde il chiamato, che ovviamente stava dormendo profondamente. Entrambi sanno che non è vero, ma l’importante è non dirlo […]. Il videotelefono manderebbe a monte tutto.

Di esempi portati a favore di questa teoria ce ne sono vari, dai più rinomati (auto elettriche) ai più… sotterranei (la posta pneumatica – sapevate che nei sotterranei di molte città ci sono chilometri e chilometri di tubature impiegate nel secolo scorso per inviare posta pneumatica?).

Approfittiamo della libertà che ora ci dà questo mezzo di comunicazione inviandoti, con i nostri migliori auguri, anche i nostri affettuosi saluti.”
[…]
Vale la pena di ricordare l’ultimo capitolo della storia delle poste pneumatiche italiane: nel dicembre del 2000, le Poste Italiane hanno indetto una gara per la concessione delle condutture della rete romana, ormai non più in uso. La gara l’ha vinta Fastweb, fornitore di servizi di connettività in fibra ottica, che ha poi utilizzato le condutture per la cablatura del centro cittadino. C’è qualcosa di poetico, ma anche di vagamente sinistro, in una nuova tecnologia che si cala letteralmente nei resti fossili di una sua progenitrice diretta.

L’intento dell’autore non è assolutamente quello di dissacrare scienza e tecnica, di “prendere in giro” le tecnologie che sono state sfortunate, perché, spiega, con il senno di poi sarebbe troppo facile ignorare alcune difficoltà di fondo. Anche i migliori inventori che hanno rivoluzionato il mondo sono caduti almeno una volta in una subdola trappola: il successo di una tecnologia non proviene dalla sua grandiosità intrinseca, ma dall’incontro della sua applicazione e del particolare momento storico.

Un’altra osservazione piuttosto “illuminante” (visto che si parla di Edison…) che l’autore fa riguarda un altro parallelo che esiste tra animali e tecnologia: quello della classificazione delle specie. Edison durante alcuni studi con i telegrafi ideò un modo per registrare e riprodurre l’audio, ma classificò questa scoperta tra le “specie” della comunicazione. Per lui registrare l’audio era utile per dettare lettere, per registrare le telefonate (la segreteria telefonica!), ed altri usi professionali che all’epoca sarebbero stati veramente d’aiuto.

Con il senno di poi fa quasi tenerezza immaginare il suo cilindro di registrazione a velocità lineare costante, che non si deteriora… ma impossibile da duplicare, e pieno di discorsi e appuntamenti d’ufficio. Rispetto all’imperfetto disco in vinile, che si deteriora nel tempo e che perde di qualità man mano che si avanza nella traccia a causa della velocità lineare decrescente. Ma che può essere riprodotto in milioni di copie e contiene musica. Questo fece Edison per non essere il progenitore dei nostri lettori mp3: un errore di classificazione.

[…] il termine di paragone, per i viaggiatori di quel tempo, era pur sempre la carrozza trainata da cavalli, che doveva fermarsi per abbeverare gli animali ogni 15 km. Le auto a vapore potevano arrivare a percorrere 20 km di seguito, prima di doversi fermare per fare il pieno d’acqua, spesso agli stessi abbeveratoi per cavalli dove si fermavano le carrozze. Quanto alle auto a benzina, anch’esse erano costrette a soste relativamente frequenti, oltre che per fare rifornimento, per rabboccare l’acqua del sistema di rafffreddamento, mettendosi in coda agli abbeveratoi dietro alle carrozze e alle auto a vapore.

Una buona porzione del libro si occupa inoltre dello studio del fenomeno della standardizzazione, vista sia come mezzo di cooperazione che di competizione, ed affronta simpaticamente altre questioni inerenti l’evoluzione tecnologica, giocando sempre sul parallelo del mondo animale.

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1 Commento a “L’estinzione dei tecnosauri”

  1. Fragolina scrive:

    salutino!

    😀 quanto tempooooooooo

    ciao.

    buon fine settimana!

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