I Simulacri

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Un po’ dei tipici ingredienti di Dick (paranoia, alter ego, viaggi nel tempo, nazismo) vengono mescolati in questo romanzo ambientato negli Stati Uniti d’Europa ed America, governati dal partito Democratico-Repubblicano. Non ci sono protagonisti, non c’è una vera storia, se non il semplice deterioramento della struttura sociale e dell’umanità, che si divide in Ge, coloro che sanno i segreti, e in Be, quelli che non li sanno. E in quelli che decidono di emigrare su Marte.

Un uomo in procinto di emigrare poteva comprarsi dei vicini, comprare la presenza simulata della vita, il rumore e il movimento dell’attività umana, o almeno il suo pseudo sostituto meccanico che gli sollevasse il morale.

I simulacri non sono soltanto i vicini di casa, ma anche der Alte, e la morbosamente adorabile first lady Nicole. Ed è la conoscenza di questi dettagli che, fondamentalmente, differenzia un Ge da un Be. Che divide tra gli ingranaggi e la massa ebete che viene ingannata da simulacri e attori, da fastidiose mosche pubblicitarie e dalla mondanità di esibizioni artistiche durante le riunioni condominiali.

Padre  Celeste, noi, gli inquilini del condominio pubblico Abraham Lincoln, ti supplichiamo di benedire la nostra assemblea di questa sera. Ti imploriamo che nella tua misericordia ci sostenga nella nostra raccolta di fondi per la riparazione del tetto, cosa che sembra indifferibile. E ti chiediamo in particolare che, finalmente, se questa è la tua volontà, Nicole Thibodeaux cessi di soffrire dei suoi mal di testa che le hanno impedito di apparire in TV.

Il progressivo sgretolamento della normalità si affianca alla distruzione della mente di Richard Kongrosian, schizofrenico pianista psicocinetico in cerca dell’ultimo psicanalista disponibile sul pianeta. E’ in questo personaggio, e nel modo sportivo di subire gli eventi di molti altri, che Dick mostra il meglio di sé.

“Dottore mi sta succedendo qualcosa di spaventoso. Sto diventando invisibile. Possono soltanto sentire il mio odore; mi sto trasformando in nient’altro che un odore repellente!”

“Mi sta succedendo qualcosa di terribile. Non riesco più a separare me stesso dall’ambiente che mi circonda; [...] Mi capite?”

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2 Commenti a “I Simulacri”

  1. Carolina scrive:

    ognuno ha l’odore che si merita.
    Carolina

  2. Patrizio Boschi - Discarica » Blog Archive » Ma gli androidi sognano pecore elettriche? scrive:

    [...] come Isidore, e nelle visioni di Mercer. Tuttavia Dick mostra molto bene altre delle sue idee: i simulacri e l’entropia pratica della degradazione sociale e materiale, ovvero il kipple, tradotto molto [...]

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