La caduta di Hyperion
La storia continua per mezzo di un nuovo stile narrativo, ma sopratutto di un nuovo(/vecchio) narratore, la cui combinazione chissà come riporta tutto all’ora familiare, sfiancante e assolutamente imprevedibile evolversi degli eventi di Hyperion, dei pellegrini, dello Shrike, del Tecnonucleo, degli Ouster e dei crucimorfi.
Martin, vecchio collega, vecchio amico, tu porti la croce e sopporti le doglie, ma sei forse più vicino a diventare Dio? O ti senti soltanto un povero idiota che ha un giavellotto di tre metri conficcato nel ventre, e senti freddo acciaio dove soleva esserci il fegato? – Cìbrido John Keats
L’enorme quantità di protagonisti, di eventi e di punti focali della storia passa alcune volte in secondo piano quando si affoga temporaneamente nei dettagli; come quando ci si accorge di quanto è bella l’idea del fiume Teti che scorre nelle varie città, o quando si leggono gli affascinanti quanto ”zen”, disarticolati e rapsodici discorsi di Ummon.
“…
Immaginate allora
la nostra sorpresa/il nostro dolore/l’imbarazzo dei Finali
quando il primo messaggio che ci inviò l’IF
attraverso lo spazio/attraverso il tempo/attraverso le barriere fra Creatore e Creatura
fu questa semplice frase
CE N’E’ UN’ALTRA
…
Per riepilogare
c’è una guerra
che il cieco Milton ucciderebbe per vedere
…
Adesso vattene
recita l’ultimo atto
cosicché possiamo vivere
o dormire
come il destino decreta.”“Vaffanculo! Sei un maledetto perdente! Tu e tutti i tuoi bastardi amici IA! La nostra IF può fare a pezzi la vostra IF ogni giorno della settimana! E come narratore fai schifo!”
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