Gli orrori di Quetzalia

Gli aretiani non erano umanoidi. Burne presumeva che fossero discendenti dei lumaconi terricoli microcefali dell’era jemdetiana. Si spostavano dimenandosi, e il loro corpo luccicava di bava. Possedevano una cultura. […] Il gorgathon non era un insetto per le stesse ragioni pedantesche per cui non lo era un ragno.

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James Morrow ha pubblicato vari romanzi che in qualche modo scherzano sulla fantascienza e la utilizzano come mezzo per la trattazione di temi di vario genere. In particolare, ha spesso parlato di argomenti religiosi (e con titoli vagamente eretici: “Nel nome della figlia”, “Storie di bibbia per adulti”, “L’ultimo viaggio di Dio”). Questo libro, che è il primo da lui scritto, non fa eccezione: una colonia terrestre in un mondo sconosciuto sviluppa una religione basata sulla pace, sulla nonviolenza, e su una sorta di jihad butleriana.

Era pronto a non credere in questo Tolca come non credeva in Geova, Gesù, Buddha, Visnù, o qualsiasi altro nome usato per indicare quello che suo padre definiva “costringere se stessi a percepire in modo erroneo l’ovvio”.

Se non fosse che la violenza potrebbe essere parte fondamentale dell’essere umano stesso. Lo mostrano i neurovori, i mangiatori di cervelli (“gli spaventosi divoratori di sistemi nervosi centrali”), quelli “lasciati fuori” dalle mura della colonia. E lo mostrano alcune sinistre abitudini che il clero, che ha ancora accesso alla tecnologia, ha instillato nella società: lo sfogo della violenza repressa in una sorta di sala olografica.

Passò davanti a scene d’orrore e di terrore, a voyeur che osservavano i propri mali più reconditi e a guardoni che sbirciavano le proprie depravazioni. E ogni volta si fermò incuriosito.
In uno schermo, un uomo stava fustigando il figlio per avere rovesciato apposta un portacenere. La cappella adiacente conteneva una lite familiare con accuse di infedeltà sessuale; il punto culminante si raggiungeva quando la moglie buttava il marito in un pozzo. Il dramma successivo presentava un cane che aveva il vizio di scavare buche nei giardini fioriti. D’un tratto l’animale colpiva una mina terrestre. Dall’aria piovevano i suoi brandelli.
Nella sesta cappella, un ragazzino fremeva di gelosia perché l’affetto dei genitori veniva riversato sulla sorellina appena nata. Dopo che furono andati a letto, il ragazzino entrò nella camera della neonata, la rapì e la seppellì viva dietro l’affumicatoio.

Paradossalmente le persone che di natura sono intrinsecamente buone e non violente, anche senza l’ausilio di espedienti, si troveranno a diventare violente, a divorare (letteralmente) gli amici. Più volte, durante la lettura, si avrà difficoltà nel decidire chi è umano, e chi è “disumano”. O forse solo “non umano”.

– Il noctus riempie il fiume.
– Il fiume che segue il muro?
– Sì, il fiume fatto di odio.
– Ma cos’è il noctus? Di cos’è fatto?
– E’ fatto di odio.

Il libro è molto fluente, i discorsi divertenti, e sopratutto sono originali i dettagli di contorno. Quello che rimane più impresso è senz’altro il coleottero cavatappi, vero deus ex machina del libro, visto che in più punti tira fuori dai pasticci i protagonisti. Il coleottero cavatappi di Arete è infatti dotato di una proboscide-trivella in grado di perforare qualsiasi materiale, ad eccezione di alcuni metalli. E’ tuttavia estremamente stupido, e la sua razza è in grado di fare due sole cose: nutrirsi e perforare. Se sta perforando, continua fino a che non muore, o fino a che non riesce ad attraversare l’intero volume. Ovviamente uno dei più grandi pericoli per questi insetti è quello di cominciare a scavare verso il basso.

– Guardiamo le costellazioni […] dobbiamo inventare la nostra. E’ una cosa che fanno gli amanti quetzaliani. Vuoi essere un amante quetzaliano, vero?
– Va bene, ne vedo una. Vicino al Drago di Janet c’è una donna china su un triangolo.
– Non è un triangolo. E’ un giocattolo meraviglioso. Una barca a vela.
– E lei è la vita presente in tutti i giocattoli. Li rende reali.
– La chiameremo la Regina dei giocattoli – decise Tez.

– Come fa un vasaio a convincere l’argilla a diventare un vaso? La lavora finché il messaggio non viene recepito.

– Promettimi una cosa, Burne. Offri la libertà, non imporla.

– Questo dolore dell’arto fantasma è la cosa più assurda. Chissà se gli eunuchi hanno i testicoli fantasma

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